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1) Democrazia
2) Repubblica presidenziale
3) Assemblea legislativa
4) Potere giudiziario
5) Federalismo
6) Sistema economico
7) Tasse
8) Tutela ecologica
9) Educazione civica
10) Anti-razzismo
11) Lavoro
12) Moneta mondiale
13) 35 ore
14) Lingua unica mondiale
15) Televisione
16) Casa
17) Droghe
18) Immigrazione
19) Fitness e sport
20) Tutela animali
21) Anti-aborto
3) ASSEMBLEA LEGISLATIVA
3.1. MONOCAMERALISMO.

Nei sistemi bicamerali ogni testo di legge passa da una camera all'altra fino a quando è approvato in modo identico da entrambe le camere ma questo processo spesso dura troppo tempo perché le due camere sono composte da persone diverse e pertanto non hanno idee politiche completamente uguali.
L'assemblea legislativa deve essere composta da una sola camera, in questo modo evitiamo che un testo di legge impieghi troppo tempo per essere approvato. Ogni testo di legge deve essere approvato una seconda volta, a distanza di qualche mese, per evitare errori, sviste.
È ingiustificata anche l'ipotesi di una seconda camera che rappresenta gli enti locali: per assicurare una adeguata rappresentanza delle zone locali è sufficiente una legge elettorale che faccia arrivare nell'assemblea i politici più votati in ogni zona locale; per il coordinamento tra Stato e enti locali è sufficiente organizzare apposite commissioni di lavoro, conferenze e altri simili strumenti; queste sono soluzioni efficaci adottate in tutti gli Stati che non hanno una camera per rappresentare gli enti locali.
All'anno 2014 il monocameralismo è adottato in molti Stati, ad esempio: Bulgaria, Cina, Corea del Sud, Croazia, Cuba, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Islanda, Israele, Iraq, Lituania, Lettonia, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Svezia, Turchia, Ucraina.


3.2. SISTEMA ELETTORALE.

3.2.1. Governabilità e rappresentatività.

Se i vincitori delle elezioni non hanno la governabilità allora le elezioni sono inutili, perché l'assemblea legislativa non potrà realizzare le promesse fatte agli elettori.
Se l'assemblea legislativa non ha la rappresentatività allora non esprime la volontà popolare.
Pertanto una buona legge elettorale deve cercare di ottenere governabilità e rappresentatività, anche se le due cose possono essere in conflitto.

3.2.2. Una buona legge elettorale.

  1. Suddividiamo il territorio elettorale in collegi elettorali: in ogni collegio gli elettori troveranno i simboli dei vari partiti e i loro candidati.
    Ogni collegio rappresenta una percentuale di seggi pari alla propria percentuale di abitanti rispetto all'intero territorio elettorale. Ad esempio: se l'intero territorio elettorale ha 50.000.000 di abitanti allora un collegio con 2.000.000 di abitanti ha diritto a eleggere il 4% dei seggi dell'assemblea.
    Se vogliamo che ogni piccolo territorio possa essere rappresentato nell'assemblea allora dobbiamo stabilire un numero alto di collegi ma evitando un numero troppo alto, perché avremmo delle grandi distorsioni quando attribuiamo ai partiti le percentuali dei seggi del collegio.
    Se invece riteniamo poco importante il principio della rappresentanza dei piccoli territori allora possiamo stabilire un numero basso di collegi ma evitando un numero troppo basso, perché avremmo il rischio di grandi zone senza rappresentanza.
  2. Possono partecipare alle elezioni i partiti oppure coalizioni di partiti.
  3. I partiti possono usare liste bloccate oppure aperte. Nelle liste bloccate il numero di candidati corrisponde al numero di candidati da eleggere; nelle liste aperte il numero di candidati è superiore al numero di candidati da eleggere: così gli elettori possono scegliere.
  4. In tutti i collegi si procede con la votazione e il conteggio dei voti.
  5. Se il partito (o coalizione) vincente, nell'intero territorio elettorale, ha almeno il 50%+1 dei voti allora andiamo direttamente al punto (8); altrimenti andiamo al punto (6).
  6. Eseguiamo un secondo turno: una nuova votazione alla quale partecipano solo i primi due partiti (o coalizioni) più votati.
  7. Il partito (o coalizione) vincente al secondo turno ottiene il 55% dei seggi dell'assemblea. Andiamo al punto (9).
  8. Se il partito (o coalizione) vincente al primo turno ha almeno il 55% dei voti allora ottiene una percentuale di seggi dell'assemblea uguale alla percentuale di voti ottenuti; se invece ha meno del 55% dei voti allora ottiene il 55% dei seggi dell'assemblea, come premio di maggioranza.
  9. I seggi restanti sono attribuiti con il metodo Hare ai partiti (o coalizioni) del primo turno, escluso il partito o coalizione che ha vinto nell'ultima votazione.
  10. Assegnazione dei candidati dei partiti ai seggi dell'assemblea.
    I partiti collocano nei seggi i propri candidati che hanno preso più voti in ogni collegio.
    Nel caso di coalizione la percentuale di seggi conquistata dalla coalizione è distribuita tra i partiti della coalizione con il metodo Hare.
  11. I candidati eletti rimangono in carica per l'intera durata del mandato elettorale, salvo eventi straordinari i quali anticipano il ritorno alle votazioni.
    Il mandato elettorale ha una durata di 4 anni: questo è un ragionevole periodo di tempo per realizzare gli obiettivi promessi e affinché gli elettori possano valutare l'assemblea.

In questo modo abbiamo sempre un partito (o coalizione) con una buona maggioranza assoluta nell'assemblea, quindi con una buona governabilità; inoltre il secondo turno è un modo attraverso il quale gli elettori confermano la maggioranza assoluta che avrà il partito (o coalizione) vincente.
Se diamo il premio di maggioranza con un turno unico può accadere che il partito (o coalizione) vincente ottiene un premio di maggioranza molto grande, che non è esplicitamente confermato dagli elettori: ad esempio, il caso in cui un partito (o coalizione) vince con il 25% o il 30% dei voti e ottiene il 55% dei seggi nell'assemblea. In questo caso l'effetto distorsivo sulla rappresentanza sarebbe molto alto e avremmo un'alta instabilità politica. Diversamente, con il sistema qui proposto, l'eventuale premio di maggioranza varia tra lo 0% e il 5%.
Per determinare i seggi dei partiti consideriamo il numero totale di voti ottenuti nell'intero territorio elettorale: se invece facciamo i calcoli per ogni collegio allora possiamo ottenere come risultato finale che nell'assemblea i vincitori non hanno la maggioranza assoluta del 55% perché può accadere che il partito (o coalizione) vincente non vince in tutti i collegi: questa situazione è abbastanza frequente perché ogni partito ha un consenso diverso per ogni zona del territorio.

3.2.3. Diagramma di flusso che riassume i passaggi logici.


3.2.4. Esempio.